LE DATE DELLA MOSTRA
Terlizzi: 11 e 12 maggio 2007 in piazza IV novembre ospiti dell'associazione MediterRanìa onlus.
Roma : 27 ottobre 2006, presso la Libreria Pergamon in via Filippo Nicolai, 84-86. Erano presenti Martin Nkafu Nkemnkia, docente di Cultura e Religione Africana della Pontificia Università Gregoriana di Roma e Maria Teresa Martuscelli, attrice teatrale, che ha letto alcuni brani tratti da romanzi di autori africani.
L’AFRICA CHE LAVORA PER SE’
I Boda boda sono nati una decina d'anni fa, quando alcuni giovani di Busia, una città kenyana al confine con l'Uganda, hanno cominciato a contrabbandare merci fra questi due Paesi, servendosi delle loro biciclette; "boda boda", infatti, è una derivazione della parola inglese "border", confine. Gli stessi giovani hanno capito ben presto, che le bici che usavano per trasportare le merci tra il Kenya e l’Uganda, con qualche piccola modifica potevano essere usate per il trasporto di passeggeri: persone che dovevano recarsi nei villaggi che non erano raggiungibili con altri mezzi di trasporto. Questa innovazione ha preso piede, soprattutto nei villaggi più poveri e lontani dell'ovest, ma anche in molte altre parti del Kenya e in realtà urbane, come Kisumo.
Il boda boda rappresenta, ormai, una delle migliori fonti di reddito, soprattutto per giovani diplomati che rimarrebbero altrimenti disoccupati. Nel distretto di Bungoma, per esempio, un operatore può guadagnare sui due dollari e mezzo netti al giorno, dopo essersi pagato i pasti e le eventuali riparazioni della bici. Si tratta di un introito decisamente più alto di quello medio di maggior parte della popolazione della zona. Oltre il 50% dei kenyani, infatti, guadagna meno di un dollaro al giorno (dati 2001), un'entrata che, purtroppo, non è generalmente sufficiente per nutrire, vestire e, quando è necessario, sostenere le spese mediche di una famiglia.
L’AFRICA CHE LAVORA PER NOI
Le Export Processing Zones (EPZs) sono porti franchi economici istituiti dal governo kenyano nel 1990, con l'obiettivo di promuovere un'economia orientata all'esportazione. Aprire l’economia alle produzioni per l’esportazione è la ricetta che gli organismi monetari internazionali - il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale - impongono ai così detti Paesi in Via di Sviluppo.
Nelle Export Processing Zones si trovano soprattutto industrie tessili, che lavorano per conto di grandi compagnie, quali la Wal-Mart e la K-Mart (due dei maggiori gruppi di importazione statunitensi). Poche condizioni fondamentali determinano la possibilità di ricevere ordini da tali compagnie: costi di lavoro estremamente bassi e la capacità di rispondere alla commissione in tempi brevissimi.
L'obiettivo di mantenere basso il costo della forza lavoro si concretizza in salari spesso sotto la soglia della povertà, contratti di assunzione illegali e nessun controllo da parte delle autorità.
La maggioranza dei lavoratori sono donne, pagate meno della controparte maschile e generalmente vittime di sfruttamento e soprusi (le donne vengono esplicitamente assunte perché considerate più remissive). La molestia sessuale è una pratica comune è può portare al licenziamento, nel caso le proposte del superiore non siano corrisposte. La gravidanza è un altro motivo sufficiente per essere licenziate.
La richiesta di tempi di consegna brevissimi porta i manager a fare continue pressione sui lavoratori per conseguire obiettivi spesso irrealistici. Allungamento delle ore di lavoro, straordinari non pagati, turni forzati nei fine settimana e nelle festività sono la norma. Fino a pochi anni fa, prima di un grande sciopero che ha coinvolto diverse EPZs fra il 2002 e il 2003, agli operai poteva capitare di lavorare per 24 o 36 ore senza interruzione.
È evidente come la convenienza per le compagnie nella produzione nelle EPZs poggi solo sullo sfruttamento massimo della manodopera: lo stesso governo non investe in altre risorse per attirare capitali stranieri (ad esempio infrastrutture), ma mantiene una legislazione dove è altissima la flessibilità della manodopera e scarsissima la sua tutela. Prima degli scioperi del 2002/03 a nessun esterno era permesso entrare nelle EPZs, compreso personale statale o ispettori del ministero del Lavoro.
mercoledì 27 dicembre 2006
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)



Nessun commento:
Posta un commento